Caldo estremo, siccità e instabilità geopolitica mettono alla prova i sistemi agricoli. In occasione della Giornata Europea del Biologico, il rapporto “Bio in Cifre 2026” fotografa una produzione sostanzialmente stabile e consumi in crescita. Presentato anche il nuovo Marchio Biologico Italiano per identificare i prodotti realizzati con materia prima 100% italiana.
Caldo estremo e siccità si intrecciano con l’instabilità geopolitica, mettendo sotto pressione l’agricoltura e la capacità dei sistemi alimentari di garantire produzioni sicure e resilienti. In questo scenario, la transizione agroecologica assume un ruolo centrale nel dibattito sul futuro dell’agricoltura, anche per la sua relazione con la tutela della biodiversità e della fertilità del suolo.
È questo il contesto in cui si inserisce la Giornata Europea del Biologico, che si celebra ogni anno il 23 settembre. La ricorrenza è stata istituita nel 2021 dalle istituzioni europee e rappresenta un appuntamento dedicato a fare il punto sul settore e sulla transizione verso sistemi agricoli più sostenibili.
In occasione della Giornata Europea del Biologico è stato presentato il rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato da ISMEA per il MASAF, che fotografa l’andamento del comparto italiano.
Bio in Cifre 2026: calano le superfici, crescono i consumi
Secondo i dati riportati nel rapporto, nel 2025 le superfici biologiche italiane sono diminuite del 5,4%. La contrazione è legata soprattutto alle aree in conversione, che registrano un calo del 24,4%, con una particolare incidenza sui prati-pascoli.
Le superfici già certificate biologiche risultano invece sostanzialmente stabili, con una variazione del -0,5%. In lieve diminuzione anche il numero degli operatori, che registra un -1,8%.
La fotografia cambia sul fronte dei consumi. Nel 2025 gli acquisti di prodotti biologici sono cresciuti del 9,2% sia a valore sia a volume. Una dinamica positiva che prosegue anche nel 2026: nei primi sei mesi dell’anno, le vendite di prodotti biologici hanno registrato un incremento del 4%, con una crescita superiore a quella del comparto agroalimentare convenzionale.
Il quadro restituisce quindi una situazione articolata: da una parte la produzione attraversa una fase di sostanziale stabilità, dall’altra la domanda dei consumatori continua a mostrare segnali di crescita.
Le difficoltà dell’agricoltura biologica italiana e delle sue aziende
Secondo Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, i dati evidenziano proprio questa distanza tra l’andamento della produzione e quello dei consumi.
«I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere», sottolinea Mammuccini, richiamando tra i fattori di difficoltà l’incertezza sul futuro della PAC, l’aumento dei costi di produzione legato anche alla crisi climatica e ai conflitti geopolitici e la pressione esercitata dagli adempimenti burocratici, amministrativi e dai costi di certificazione.
Particolare attenzione viene posta sulle piccole e medie aziende agricole biologiche, che secondo FederBio risentono in modo significativo dell’aumento dei costi e delle difficoltà di mercato.
La crescita della domanda, in assenza di un rafforzamento della produzione nazionale, potrebbe inoltre tradursi in una maggiore necessità di ricorrere alle importazioni. Da qui la richiesta di strumenti di sostegno e di semplificazione per le aziende, insieme allo sviluppo di filiere capaci di riconoscere un prezzo adeguato ai produttori.
Il tema assume un peso ulteriore in vista della definizione del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il biologico e del percorso di riforma della PAC 2028-2034.

Il nuovo Marchio Biologico Italiano
La Giornata Europea del Biologico ha rappresentato anche l’occasione per presentare ufficialmente il Marchio Biologico Italiano, destinato a identificare i prodotti ottenuti esclusivamente con materia prima 100% italiana.
Il marchio, istituito dalla Legge n. 23/2022, è gratuito e su base volontaria. Gli operatori possono già presentare al Ministero dell’Agricoltura la richiesta per il suo utilizzo.
L’obiettivo è rendere più immediata la riconoscibilità dei prodotti biologici realizzati con materia prima italiana, rafforzando il legame tra biologico, origine nazionale e filiera. Secondo FederBio, il nuovo logo può contribuire a migliorare la trasparenza verso i consumatori e a sostenere il posizionamento delle produzioni bio Made in Italy sia sul mercato nazionale sia su quello internazionale.
Biologico, suolo e biodiversità
«È arrivato il momento di decidere quale modello agricolo vogliamo sostenere nei prossimi anni», afferma Maria Grazia Mammuccini.
Nel ragionamento di FederBio, il biologico viene presentato come un modello produttivo capace di mettere al centro la salute del suolo, la biodiversità e la capacità dell’agricoltura di affrontare gli impatti del cambiamento climatico.
La questione non riguarda quindi soltanto ciò che arriva sulle nostre tavole, ma il modo in cui il cibo viene prodotto e le condizioni nelle quali l’agricoltura dovrà continuare a operare.
La stessa istituzione della Giornata Europea del Biologico nasce all’interno delle iniziative europee dedicate allo sviluppo della produzione biologica e alla transizione agroecologica. Il 23 settembre è stato scelto anche perché coincide con l’equinozio d’autunno, richiamando simbolicamente l’idea di equilibrio tra uomo e natura.
Una filiera italiana più riconoscibile
Il nuovo Marchio Biologico Italiano si inserisce dunque in un comparto che cerca di consolidare il proprio rapporto con i consumatori proprio attraverso trasparenza, tracciabilità e riconoscibilità dell’origine.
«Il Marchio Biologico Italiano contribuirà a sostenere i nostri agricoltori e le filiere Made in Italy bio fondate su trasparenza, qualità e giusto prezzo», conclude Mammuccini.
Per il settore, la sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: da una parte intercettare una domanda di prodotti biologici che continua a crescere, dall’altra creare condizioni che permettano alle aziende agricole di mantenere e rafforzare la produzione nazionale in uno scenario segnato da cambiamenti climatici, costi crescenti e nuove fragilità delle filiere.
Un equilibrio tra produzione, ambiente, biodiversità e mercato che sarà centrale nel futuro dell’agricoltura biologica italiana.
(S.R.)
Foto apertura kamal-hossain-unsplash


