Città spugna: come affrontare le piogge estreme e il cambiamento climatico

Le piogge estreme sono ormai la nuova normalità. In molte città del mondo, ogni temporale rischia di trasformarsi in un’alluvione. Il problema? Le nostre città non assorbono più: sono fatte di asfalto, cemento, impermeabilizzazione totale. Da qui nasce il concetto di “città spugna”, un modello urbanistico che assorbe, trattiene e restituisce l’acqua piovana, prevenendo danni e favorendo la resilienza urbana.

Cos’è una città spugna?

Una città spugna utilizza infrastrutture verdi per comportarsi come un ecosistema naturale: assorbire l’acqua nei suoli, trattenerla temporaneamente in bacini e parchi, rilasciarla lentamente nel terreno o nei corsi d’acqua. È il contrario della città impermeabile e rigida. Tra gli strumenti più comuni:

  • Pavimentazioni drenanti
  • Tetti e pareti verdi
  • Rain garden e swales
  • Bacini di ritenzione temporanea
  • Parchi multifunzionali
  • Deimpermeabilizzazione urbana

Esempi nel mondo

Wuhan (Cina) è stata tra le prime città a implementare il modello, grazie al progetto sostenuto dalla Banca Mondiale. Rotterdam (Paesi Bassi) ha creato piazze che diventano vasche d’accumulo in caso di pioggia intensa, come Waterplein Benthemplein.

Parigi ha introdotto tetti verdi obbligatori nelle nuove costruzioni (BBC – Paris green roofs) e Milano ha avviato un programma di deimpermeabilizzazione urbana nei cortili scolastici e negli spazi pubblici.

Perché è urgente

Le città spugna non servono solo a gestire meglio le piogge, ma offrono una serie di benefici collaterali:

  • Mitigano le isole di calore
  • Favoriscono la biodiversità
  • Migliorano la qualità dell’aria
  • Riducono i costi di manutenzione delle reti fognarie
  • Valorizzano gli spazi pubblici rendendoli più vivibili

Ostacoli da superare

Tra le sfide principali ci sono la mancanza di fondi, la carenza di competenze tecniche e la frammentazione normativa. Serve un approccio integrato tra urbanistica, ingegneria idraulica e pianificazione ambientale. Alcuni spunti arrivano da reti internazionali come Resilient Cities Network.

In un mondo che cambia, serve un nuovo modo di progettare le città: non più resistenti all’acqua, ma amiche dell’acqua. Le città spugna sono la risposta più intelligente, morbida e sostenibile al rischio climatico. Assorbono problemi, restituiscono soluzioni.

Approfondimenti utili

Foto di apertura di  Lucas Cipriano su Unsplash

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