Come sfamare 10 miliardi di persone senza distruggere il pianeta? È la domanda al centro di “How to Feed the Planet”, il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, al cinema il 10 giugno in oltre 20 sale italiane. Un film che rivela il legame nascosto tra risorse alimentari e conflitti globali, e che ci mette di fronte a una scelta politica ineludibile.
La domanda più urgente del nostro tempo
Come sfameremo 10 miliardi di persone nel 2050? E aumentare la produzione alimentare è davvero la risposta giusta? È da queste domande che parte “How to Feed the Planet”, il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, distribuito da Nfilm, al cinema il 10 giugno in una serata evento in oltre 20 sale in contemporanea in tutta Italia.
Il film è il capitolo finale del progetto indipendente ONE EARTH, avviato nel 2019. Dopo aver esplorato la deforestazione tropicale, le conseguenze dell’aumento della produzione zootecnica e i limiti dell’acquacoltura come soluzione alla sovrapproduzione di carne, De Augustinis affronta ora la domanda centrale — come nutrire il pianeta assicurando cibo a tutti, senza deforestare, distruggere ecosistemi e portare altre popolazioni alla rovina.
Dall’Ucraina al Congo: è guerra per il cibo
Uno degli elementi più potenti del documentario è la rivelazione di un legame spesso sottovalutato: alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei non sono scoppiati soltanto per il controllo di petrolio o terre rare, ma anche per l’accaparramento di terreni e risorse alimentari.
È il caso dell’Ucraina, diventata in pochi anni il “granaio d’Europa”. O delle comunità rurali in Argentina, alle prese con l’avanzata dell’industria della soia. O ancora dei villaggi nella Repubblica Democratica del Congo, dove gli interessi dell’agribusiness contribuiscono a destabilizzare un paese che si ritrova ogni anno in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali.
“Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici. C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto” afferma nel film Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC.

Una scelta politica: pace o guerra
Il film non si ferma alla denuncia, ma propone una prospettiva: quella di un cambio di modello necessario e urgente.
“Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca. Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, il che oggi significa legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione, ma domani significherà assistere a un numero sempre maggiore di conflitti per l’accaparramento di queste risorse agricole, alimentari e idriche. Oppure possiamo riconoscere cosa non ha funzionato nel sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni e rimboccarci le maniche per correggere il tiro. È necessario costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre” dichiara il regista Francesco De Augustinis.
How to Feed the Planet 2026, al cinema il 10 giugno: date e sale
Dopo l’anteprima ad aprile al Festival delle Terre di Roma, il documentario arriva nelle sale il 10 giugno 2026 con una serata evento in oltre 20 cinema italiani. Alla presentazione parteciperanno, insieme al regista, Angelica de Vito (esperta di migrazioni climatiche) e Alessandro Sala (giornalista del Corriere della Sera). Date, orari e sale sono in aggiornamento sul sito ufficiale del film.
(P.P.)


