Italia marginale nella corsa alle rinnovabili: un fallimento annunciato

In un’Europa che corre verso un futuro a zero emissioni, l’Italia arranca, balbetta, rinvia. Nonostante l’urgenza climatica e l’occasione unica rappresentata dal PNRR, il nostro paese continua a occupare un ruolo marginale nella produzione di energie rinnovabili, lasciando che altri – come la Spagna o la Germania – dettino il ritmo della transizione ecologica.

I numeri impietosi: l’Italia è fuori dal gruppo di testa

Secondo i dati più aggiornati (Ember, Eurostat, Terna), la Spagna ha superato il 59 % di elettricità prodotta da fonti rinnovabili nella prima metà del 2025, mentre l’Italia fatica a mantenersi intorno al 49,4 % (fonte: I-Com, febbraio 2025). Di quel 49 %, una parte non trascurabile è dovuta all’idroelettrico, una risorsa storica e geograficamente limitata, non certo a politiche industriali recenti.

Ecco il confronto diretto:

Paese % Elettricità da rinnovabili (2025) Fonte primaria
Spagna 59 % Eolico e solare
Germania 56 % Eolico
Francia 52 % Nucleare + idroelettrico
Italia 49,4 % Idroelettrico

Inoltre, il solare italiano rappresenta appena l’8 % del mix elettrico (contro il 20+% spagnolo) e l’eolico appena il 6 %, a fronte del 23 % spagnolo (dati: Terna, Ember, giugno 2025).

Una strategia frammentata e dispersiva: il fallimento del PNRR

Nel 2021, con l’arrivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sembrava che l’Italia avesse finalmente una strada da percorrere. E invece: nessuna visione centrale, nessuna cabina di regia reale, nessuna pianificazione a lungo termine. I fondi sono stati spalmati a pioggia in una galassia di progetti scollegati tra loro, spesso gestiti da enti locali impreparati, paralizzati dalla burocrazia e incapaci di intercettare le vere priorità energetiche.

Esempi eclatanti:

  • Investimenti in micro-interventi da 50.000 € per pannelli solari su edifici scolastici fatiscenti, senza nessun piano di accumulo o rete.
  • Piani regionali che finanziano impianti da 100 kW quando il fabbisogno locale richiederebbe impianti da 10 MW.
  • Ritardi nei bandi e continui ricorsi al TAR che hanno bloccato cantieri e bloccato la spesa.

Secondo Legambiente, a metà 2025 risultano attivati solo il 37 % dei fondi PNRR destinati alla transizione verde. Il resto? Imbottigliato in un dedalo normativo o finito a finanziare opere marginali, spesso più utili a generare consenso elettorale che chilowattora.

Burocrazia: la vera centrale energetica italiana

La realtà è che in Italia servono in media 5 anni per autorizzare un parco eolico, quando in Spagna o Svezia se ne impiega 1. Ogni progetto deve passare tra Regione, Comune, Soprintendenze, Enac, Arpa, Ministero, Sovrintendenza ambientale, ognuno con potere di veto. Il risultato? Nel primo trimestre 2025, la nuova capacità installata da rinnovabili è calata del 13 % rispetto allo stesso periodo del 2024 (fonte: greenreport.it).

Dipendenza dal gas e mito della neutralità

L’Italia continua a cullarsi nell’illusione di essere “verde”, mentre resta il paese europeo più dipendente dal gas per la generazione elettrica (oltre il 48 %). Con l’aggravante che il gas viene importato da Algeria, Libia, Azerbaigian, Egitto, Qatar. Paesi politicamente instabili o autoritari. È questa la “transizione ecologica” italiana?

Manca la cultura industriale della transizione

Il problema non è solo tecnico: è culturale. Manca un pensiero strategico, manca un’industria nazionale delle rinnovabili con vere catene del valore, manca un messaggio chiaro alle imprese. Al contrario, si favoriscono soluzioni di facciata:

bonus energetici senza controllo

micro-impianti disordinati senza accumulo

centrali a gas “a ciclo combinato” spacciate per verdi

Nel frattempo, colossi come Iberdrola o Enel Green Power (che investe più all’estero che in Italia) scavalcano il paese per investire in America Latina o negli USA.

Spagna: lo specchio di quello che l’Italia avrebbe potuto fare

La Spagna – con meno vincoli burocratici, una strategia centralizzata e un’agenzia unica per le autorizzazioni – ha già raggiunto giornate con il 100 % del fabbisogno elettrico coperto da rinnovabili (aprile 2025, dati Red Eléctrica). Un risultato impensabile per l’Italia, dove i picchi rinnovabili non superano mai il 70 % – e solo per qualche ora.

L’Italia è il malato energetico d’Europa

L’Italia è l’anello debole della transizione verde europea. Non per carenza di sole o vento, ma per carenza di coraggio politico e visione industriale. La crisi climatica è una corsa contro il tempo, ma l’Italia sembra gareggiare con le infradito e senza bussola. E il PNRR, anziché essere la rampa di lancio, è diventato l’ennesimo cantiere infinito senza colla di sistema.

Se non si cambia rotta, resteremo osservatori passivi della rivoluzione energetica. Con le mani sporche di gas e gli occhi rivolti a una Spagna che, al contrario, ha imparato a guardare al sole come a una ricchezza, non a un problema.

Per approfondire: un articolo su Reuters che spiega il modello spagnolo

Foto di apertura di Thomas Richter su Unsplash

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