Secondo il Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint, nel 2025 quasi un italiano su quattro dichiara di acquistare meno prodotti nuovi. Crescono seconda mano, rivendita e riparazione, mentre il prezzo torna centrale e cala la fiducia nei brand: i consumatori chiedono dati concreti, non promesse green.
L’Italia si conferma tra i Paesi europei più dinamici nella transizione verso un modello di consumo più sostenibile. Lo evidenzia la nuova edizione del Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint, multinazionale indipendente di consulenza strategica, manageriale e tecnologica, che analizza l’evoluzione delle pratiche green nel retail e nel largo consumo in cinque mercati europei.
L’indagine – condotta su un campione di 4.000 consumatori – fotografa un cambiamento sempre più strutturale: nel 2025, quasi un italiano su quattro dichiara di acquistare meno prodotti nuovi, segnale di una trasformazione profonda nel modo in cui i consumatori si rapportano agli acquisti.
Il dato è particolarmente significativo perché non racconta solo una tendenza legata alla sostenibilità ambientale, ma anche una nuova mentalità: comprare meno, scegliere meglio, riparare e prolungare la vita dei prodotti diventa una strategia quotidiana, sempre più diffusa.
Italia leader nella circolarità: comprare meno “nuovo” diventa una scelta diffusa
Tra i Paesi analizzati, l’Italia si conferma il mercato più maturo in Europa sul fronte della circolarità, mentre altri Stati – come Francia e Germania – mostrano segnali di rallentamento.
La riduzione dell’acquisto di beni nuovi si accompagna infatti a una crescita costante di pratiche alternative che stanno diventando mainstream: seconda mano, rivendita, riparazione e dono entrano stabilmente nelle abitudini di consumo.
Second hand e rivendita: il mercato italiano corre più della media europea
I numeri descrivono con chiarezza questa evoluzione: il 69% degli italiani acquista prodotti di seconda mano (contro una media europea del 63%). Cresce anche la propensione alla rivendita: il 70% rivende a privati, il valore più alto tra i Paesi analizzati.
In aumento anche la rivendita a professionisti, che registra una crescita di oltre 5 punti rispetto all’anno precedente e si colloca oltre 6 punti sopra la media europea, dove invece questa pratica risulta in calo.
La riparazione resta una delle abitudini più diffuse: l’85% degli italiani dichiara di riparare i prodotti, mentre oltre l’80% effettua donazioni a parenti o associazioni.
Moda e tecnologia trainano il cambiamento
L’economia circolare appare particolarmente rilevante in alcune categorie merceologiche come moda e tecnologia, dove la seconda mano, la rivendita e la riparazione assumono un ruolo decisivo per prolungare il ciclo di vita dei prodotti.
In questi settori, sempre più consumatori non guardano solo al prezzo finale, ma al valore complessivo del bene: durata, qualità, possibilità di riparazione e rivendibilità diventano elementi centrali nelle decisioni d’acquisto.
In questo contesto, la sostenibilità non è più solo un’aspirazione, ma un criterio pratico e misurabile.
“I dati mostrano come la circolarità sia ormai parte integrante delle scelte dei consumatori italiani. Seconda mano, riparazione e donazione non sono più comportamenti di nicchia, ma pratiche diffuse che riflettono una crescente attenzione all’impatto ambientale e all’uso più efficiente delle risorse. In questo scenario, la sostenibilità si afferma come criterio strutturale di scelta, che richiede trasparenza, misurabilità e coerenza lungo tutta la filiera”, dichiara Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia.
Food retail: filiera corta e sfuso restano pilastri del consumo sostenibile
Anche nel settore alimentare emergono segnali forti di trasformazione. Secondo BearingPoint, le pratiche sostenibili nel retail food risultano ben radicate, con la filiera corta che si conferma uno dei pilastri culturali del consumo sostenibile italiano.
Questa abitudine coinvolge infatti quasi la totalità della popolazione: il 90% degli italiani acquista attraverso filiere corte, il valore più alto in Europa, a fronte di una media del 77%.
La crescita continua soprattutto tra le fasce 18-49 anni, mentre tra gli over 50 si registra un lieve calo (-3%), pur mantenendosi su livelli tra i più elevati in Europa.
Sfuso e biologico: cambia la dinamica generazionale
Diversa la situazione per gli acquisti sfusi, dove emerge un’inversione generazionale interessante: l’82% degli italiani acquista prodotti sfusi, ma sono soprattutto gli over 50 ad aumentare la frequenza di questa pratica, mentre gli under 35 mostrano un calo significativo (-15 punti) rispetto al 2024.
Anche il biologico registra un leggero arretramento: la percentuale scende al 79%, con una diminuzione soprattutto tra gli under 49. Nonostante questo, l’Italia resta comunque sopra la media europea (74%).
Per quanto riguarda i prodotti di allevamento, l’acquisto rimane prevalente (74%), ma cresce la quota di persone che dichiarano di ridurne il consumo.
Fiducia nei brand in calo: il consumatore chiede prove, non promesse
Parallelamente alla crescita della sensibilità ambientale, emerge un segnale critico: la fiducia nei brand diminuisce. Il 68% degli italiani dichiara di avere fiducia nelle iniziative di sostenibilità promosse da retailer e produttori, con un calo significativo rispetto al 2024.
Un dato che riflette un consumatore più informato e più esigente, meno disposto a credere a dichiarazioni non supportate da azioni concrete e indicatori verificabili.
Prezzo e sostenibilità: non è una contrapposizione, ma una scelta di valore
Nonostante l’incertezza economica, la disponibilità a riconoscere un valore economico alla sostenibilità resta elevata: l’80% degli italiani è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto davvero sostenibile.
Il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di costi più elevati, contro un 19,6% che privilegia il potere d’acquisto.
Il dato evidenzia un mercato non polarizzato: la sostenibilità non viene rifiutata, ma scelta quando è percepita come reale, coerente e trasparente.
Retail sostenibile: una trasformazione strutturale per aziende e distributori
Il Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint conferma che la sostenibilità non è più una tendenza passeggera, ma una trasformazione strutturale destinata a influenzare modelli di business, strategie commerciali e scelte di acquisto.
In questo scenario, brand e retailer sono chiamati a colmare il gap tra dichiarazioni e realtà, offrendo servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format capaci di rispondere a una domanda sempre più consapevole.
“La progressiva riduzione dell’acquisto di prodotti nuovi e la normalizzazione delle pratiche circolari delineano un nuovo equilibrio del retail. Per brand e retailer è un’opportunità strategica: integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali per rispondere a una domanda sempre più consapevole e attenta a valore, qualità e riduzione degli sprechi. Il consumatore italiano è sempre più esigente e chiede evidenze concrete, non solo narrazioni green: integrare la sostenibilità in modo autentico e misurabile diventa così un fattore competitivo decisivo nel 2026”, commenta Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia.
(S.R.)
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