Da Rivoluzione Bio, gli Stati generali del biologico, emerge un settore in espansione, con consumi e superfici in crescita. Ma per consolidare la leadership italiana servono politiche mirate, semplificazione e investimenti su filiere etiche e innovazione. Il commento di FederBio.
Il biologico come motore strategico per l’agroalimentare italiano. È questo il messaggio emerso da Rivoluzione Bio, gli stati generali del comparto che hanno riunito istituzioni, organizzazioni di categoria, produttori ed esperti in un confronto sulle prospettive di un settore chiamato a misurarsi con trasformazioni strutturali sempre più complesse.
Il quadro è incoraggiante, ma la direzione è chiara: per affrontare la nuova fase servono politiche pubbliche mirate, strumenti di sostegno efficaci e una visione di lungo periodo capace di rafforzare la competitività senza snaturare i principi fondativi del bio.
Italia sempre più bio: superfici oltre il 20% della SAU
Secondo FederBio, l’Italia consolida il proprio ruolo di leader europeo: oggi conta 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico e una quota di superficie agricola utilizzata (SAU) che supera il 20%, circa il doppio della media UE.
Un dato che testimonia una trasformazione profonda del sistema agricolo nazionale, dove il modello agroecologico non è più nicchia, ma asse portante di sviluppo territoriale, tutela della biodiversità e resilienza climatica.
Mercato in crescita: consumi ed export trainano il settore
Le rilevazioni dell’Osservatorio SANA, elaborate da Nomisma, confermano un comparto dinamico. Nel 2025 le vendite di prodotti biologici in Italia hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. I consumi interni, pari a 5,5 miliardi, registrano un incremento del 6,2%, superiore alla crescita complessiva del settore alimentare.
Sul fronte internazionale, l’export sfiora i 3,9 miliardi di euro, rafforzando la presenza del biologico Made in Italy sui mercati esteri.
In aumento anche il consumo nel canale “fuori casa”, che raggiunge 1,35 miliardi di euro, con un’incidenza del 20% sul totale del mercato bio. Un segmento strategico perché intercetta nuovi pubblici e diffonde un modello alimentare più etico e responsabile.
Il Marchio del biologico italiano: identità e tracciabilità
Tra le novità più attese c’è l’introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che integra i principi del bio con la valorizzazione della biodiversità e delle produzioni tradizionali territoriali.
Un binomio che punta a rafforzare fiducia, tracciabilità e riconoscibilità, sostenendo i produttori nazionali e consolidando la competitività dell’intera filiera all’insegna di qualità, trasparenza e responsabilità ambientale.
Le criticità: consumi più veloci della produzione
«Le superfici in espansione e i consumi in crescita mostrano un comparto in salute – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio –. Tuttavia, per la prima volta i consumi corrono più veloci della produzione. È un segnale da monitorare per evitare che lo sviluppo del mercato si traduca in un aumento delle importazioni invece che in valore per i nostri produttori».
Il contesto europeo, con il rallentamento di alcune politiche legate al Green Deal, non deve frenare il sostegno al bio, soprattutto considerando che imprese e cittadini mostrano un orientamento crescente verso modelli agroecologici.
Semplificazione, ricerca e filiere etiche
Tra le priorità indicate dal settore emergono:
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semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole;
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investimenti in ricerca, innovazione e formazione per accompagnare la conversione al biologico;
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sviluppo dei distretti bio e rafforzamento delle filiere etiche per garantire un’equa distribuzione del valore;
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strumenti di fiscalità ambientale e crediti d’imposta per sostenere i costi di certificazione.
Fondamentale anche una strategia di comunicazione efficace per promuovere il Marchio del biologico italiano e trasferire ai cittadini i valori etici del settore, orientando le scelte di consumo verso modelli più sostenibili.
Biologico e agroalimentare italiano: serve competitività
Il biologico italiano si trova dunque in una fase cruciale: numeri solidi e domanda in crescita offrono un’opportunità concreta di consolidamento.
Ma per trasformare questa espansione in un vantaggio strutturale occorre una governance capace di accompagnare il cambiamento, tutelando produttori, territorio e biodiversità.
(S.R.)


