Ghiacciai alpini e crisi climatica: temperature elevate, zero termico oltre i 5.000 metri e ghiacciai in ritirata. La Carovana dei ghiacciai 2026 di Legambiente riaccende i riflettori sulla crisi climatica e chiede una governance europea per proteggere i “giganti bianchi”.
L’estate 2026 conferma quanto le Alpi siano diventate vulnerabili agli effetti della crisi climatica. Sull’intero arco alpino le anomalie termiche sono generalmente comprese tra +2 °C e +4 °C rispetto alla media climatica 1991-2020, secondo i dati Copernicus, mentre aumentano anche i periodi di siccità e la precocità degli episodi di caldo estremo, già evidente dalla seconda metà di maggio.
Un altro indicatore particolarmente significativo è lo zero termico, che dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequentemente tra i 4.800 e oltre i 5.000 metri di quota. Una condizione che favorisce la fusione precoce della neve residua e sottopone i ghiacciai alpini a una pressione sempre maggiore.
Tra i casi più emblematici ci sono il Monte Bianco, il “Tetto d’Europa”, la Marmolada, la “Regina delle Dolomiti”, e l’Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane.
È proprio dall’Adamello che, nei giorni scorsi, Legambiente ha lanciato un nuovo appello alla responsabilità collettiva, attraverso l’anteprima della Carovana dei ghiacciai 2026.
L’iniziativa ha coinvolto, insieme all’associazione ambientalista, il CAI, CIPRA ITALIA e la Fondazione Glaciologica Italiana, oltre alle oltre 90 organizzazioni tra ONG ed enti di ricerca di diversi Paesi europei che hanno sottoscritto il “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse”.
Ghiacciai alpini e crisi climatica, un grido d’allarme
A quota 3.000 metri, a Passo Presena, una grande massa di persone ha dato vita a un flash mob simbolico: il gruppo, inizialmente compatto come il corpo di un ghiacciaio, ha cominciato progressivamente a frammentarsi e arretrare, lasciando emergere la terra nuda sottostante.
Una performance del Collettivo Lattea, legata al progetto Moraine, ha accompagnato l’azione attraverso la danza contemporanea, raccontando la trasformazione del rapporto tra esseri umani e montagna e richiamando alla necessità di una responsabilità condivisa.
Al termine, il messaggio è diventato una vera e propria richiesta politica: “Cosa sono i ghiacciai? Bene comune. Cosa vogliamo? Una governance europea”, accompagnata dallo striscione dedicato alla governance europea dei ghiacciai.
L’obiettivo è riconoscere i ghiacciai non soltanto come ecosistemi fragili, ma come beni comuni, inseriti all’interno di sistemi ecologici, idrologici e territoriali strettamente interdipendenti.

Monte Bianco, Marmolada e Adamello: tre segnali da non ignorare
I dati raccolti negli ultimi mesi restituiscono un quadro particolarmente delicato.
Sul Monte Bianco, a 4.805 metri, il 18 giugno è stata registrata una temperatura di circa +0,8 °C, mentre il 24 giugno la temperatura media oraria ha raggiunto circa +2 °C. Sulla Marmolada, alla stazione di Punta Rocca, a 3.265 metri, la temperatura è rimasta sopra lo zero dal 16 giugno, con punte prossime ai +5 °C.
Condizioni che hanno accelerato la fusione della neve residua e l’ablazione del ghiacciaio.
Ancora più significativo il caso dell’Adamello-Mandrone. Dalla fine degli anni Novanta la fronte del ghiacciaio ha arretrato di 760 metri tra il 1997 e il 2025, con un’accelerazione particolarmente evidente nell’ultimo decennio: 550 metri in soli dieci anni e 265 metri nel triennio 2023-2025.
Le annate 2024-2025, nonostante accumuli invernali tra i più favorevoli degli ultimi anni, si sono chiuse con un bilancio di massa moderatamente negativo, con perdite attorno al metro di acqua equivalente. Dalla Piccola Età Glaciale, inoltre, l’Adamello ha perso circa metà della propria superficie, mentre la lingua principale del Mandrone si è ritirata di 2,8 chilometri.
I rilievi condotti da SAT, MUSE, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo hanno evidenziato anche una significativa riduzione dell’accumulo nevoso primaverile, in alcuni settori fino a circa la metà rispetto alle medie stagionali.
“Le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali”
«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino, fino all’Adamello in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno, con effetti che si ripercuotono a valle», commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.
«In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute. Per questo anche dall’Adamello torniamo a chiedere al Governo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici insieme a politiche locali forti e incisive».
Accanto alle politiche di adattamento, Legambiente rilancia la richiesta di una governance europea dei ghiacciai, considerati beni comuni da tutelare e proteggere, insieme a un monitoraggio costante di un ambiente d’alta quota sempre più fragile.
I ghiacciai come beni comuni
Riconoscere i ghiacciai come beni comuni significa, secondo Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, considerarli patrimoni collettivi fondamentali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità e la regolazione delle risorse idriche, oltre che per la biodiversità, il paesaggio e i diritti delle generazioni future.
«Le aree glaciali e proglaciali non possono essere governate esclusivamente secondo logiche proprietarie o di mercato, ma richiedono forme di responsabilità condivisa e di gestione orientate all’interesse generale», sottolinea Bonardo. Da qui la richiesta di una governance europea per i ghiacciai e del loro riconoscimento come beni comuni da tutelare e difendere.
Un’urgenza confermata anche dalla Fondazione Glaciologica Italiana. «Il quadro dei ghiacciai italiani nel 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: la quasi totalità dei circa 900 ghiacciai alpini censiti presenta bilanci di massa negativi, con oltre il 90% ridotto a una superficie inferiore a 0,5 km²», dichiara Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana.
«L’Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, ne è l’esempio più evidente, con una perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nel corso dell’ultimo anno. Sono dati che descrivono non un’anomalia, ma un processo di regressione ormai strutturale legato al riscaldamento climatico in atto».
Dalla ricerca all’adattamento
La trasformazione dell’ambiente alpino riguarda anche chi frequenta quotidianamente la montagna. La riduzione delle masse glaciali e la degradazione del permafrost contribuiscono infatti all’aumento dell’instabilità naturale, mentre molti ecosistemi si stanno spostando verso quote più elevate.
«I cambiamenti climatici ed i loro effetti sono, per chi frequenta la montagna, sempre più evidenti», osserva Maria Grazia Gavazza, presidente della Commissione nazionale tutela ambiente montano del CAI.
«L’equilibrio dell’ambiente montano a cui eravamo abituati è in crisi e occorre essere coscienti di questo per adottare strategie di adattamento e modificare i nostri comportamenti».
Il CAI ha aderito al Manifesto europeo per la governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, riconoscendo la necessità di comprendere come gestire le conseguenze della loro progressiva riduzione e di rafforzare le attività di informazione, studio e formazione.
La Carovana dei ghiacciai riparte il 17 agosto
Dopo l’anteprima sull’Adamello, la Carovana dei ghiacciai 2026 prenderà ufficialmente il via il 17 agosto e proseguirà fino al 3 settembre. La settima edizione della campagna internazionale di Legambiente porterà nuovamente ricercatori, esperti e associazioni a osservare lo stato di salute dei ghiacciai alpini, in Italia e oltre confine.
Cinque le tappe previste: si parte dalla Francia, sui ghiacciai della Vanoise, dal 17 al 20 agosto; quindi la Valle d’Aosta e i ghiacciai del Monte Bianco, dal 20 al 24 agosto; la Lombardia e il ghiacciaio dei Forni, dal 24 al 26 agosto; il Friuli Venezia Giulia e il ghiacciaio del Montasio, dal 26 al 29 agosto; infine il Piemonte, con il ghiacciaio di Coolidge sul Monviso, dal 31 agosto al 3 settembre.
Anche quest’anno la campagna accenderà i riflettori sulla crisi climatica, sull’aumento degli eventi meteorologici estremi, sull’overtourism e sulla tutela della biodiversità, dando spazio anche alle buone pratiche di sviluppo sostenibile.
Un viaggio per dare voce ai “giganti bianchi”
La Carovana dei ghiacciai 2026 è realizzata da Legambiente in partnership scientifica con la Fondazione Glaciologica Italiana e in collaborazione con CIPRA ITALIA, con [comfort zone] come partner principale e FRoSTA Italia come partner sostenitore.
“Sostenere Legambiente e la Carovana dei Ghiacciai per il settimo anno consecutivo conferma un percorso di collaborazione fondato su azioni concrete – ha dichiarato Gianluca Mastrocola, Amministratore Delegato di FRoSTA Italia – In questi anni al fianco di Legambiente abbiamo sostenuto la ricerca scientifica, con la donazione del pluviometro al Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa, e promosso iniziative di sensibilizzazione come la Festa dell’Albero. Un impegno che riflette la visione di FRoSTA, orientata a ridurre l’impatto ambientale lungo l’intera filiera attraverso investimenti nelle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di CO₂”.
Il messaggio che accompagna la nuova edizione è semplice quanto urgente: il ghiaccio se ne va, ma non è ancora troppo tardi. Documentare il ritiro dei ghiacciai, raccogliere dati, sostenere la ricerca e costruire una rete europea significa trasformare l’osservazione in consapevolezza e la consapevolezza in azione.
Un impegno che passa anche dalla tutela dell’acqua dolce, della biodiversità e degli ecosistemi di alta quota: patrimoni che il cambiamento climatico sta trasformando rapidamente e che richiedono risposte condivise, prima che i “giganti bianchi” diventino soltanto una memoria del paesaggio alpino.
Se desiderate sostenere il viaggio cliccate qui.
(S.R.)
Foto apertura: photo credits Legambiente


