Eco-beauty e prodotti per la casa: 5 consigli per riconoscere un brand davvero sostenibile. Le linee guida di R5 Living per smascherare il greenwashing e aiutare i consumatori a scegliere in modo più consapevole
Negli ultimi anni, parole come “naturale”, “eco” e “sostenibile” sono ovunque: sulle etichette dei detergenti, nei cosmetici, tra gli scaffali del supermercato. Ma quanto possiamo davvero fidarci? Spesso, dietro questi claim si nasconde solo una patina verde, utile a vendere ma priva di contenuti concreti.
Secondo la Commissione Europea, il 75% dei prodotti “green” non fornisce prove verificabili, e solo 1 consumatore su 5 crede davvero alle dichiarazioni sostenibili dei brand (Blue Yonder, 2025).
È il volto del greenwashing: strategie di comunicazione che fanno apparire sostenibili prodotti che non lo sono.
I settori più colpiti? Beauty e cura della casa, dove la sostenibilità è diventata una leva di marketing, ma spesso senza sostanza: secondo CosmetoSafe, il 37% delle affermazioni ambientali nei prodotti beauty è troppo generico o infondato; mentre oltre il 65% dei detergenti domestici “green” non offre informazioni trasparenti su ingredienti e impatto ambientale (Altroconsumo, 2023).
Per fare chiarezza in questa giungla, l’Unione Europea aveva proposto la direttiva “Green Claims”, che avrebbe obbligato i brand a dimostrare – con dati e verifiche – la veridicità delle loro dichiarazioni ambientali.
Ma a giugno 2025, la discussione è stata sospesa: la proposta è stata ritirata dal Consiglio UE, tra critiche e delusione da parte di chi sperava in un passo avanti verso la trasparenza.
Il risultato? Nessun obbligo di prova, nessuna verifica indipendente, nessun controllo strutturato. In un contesto normativo sempre più incerto, spetta quindi ai consumatori – e ai brand etici – fare chiarezza.

I 5 consigli di R5 Living per riconoscere un brand sostenibile
E allora, come orientarsi? Come distinguere i brand veramente sostenibili da quelli che si “tingono di verde” solo a parole?
Per guidare i consumatori a scegliere in modo più consapevole, ecco i cinque consigli pratici e immediati di R5 Living, PMI innovativa bergamasca nata nel 2021 che propone detergenti per la cura della casa e della persona in formato refill, solido e concentrato con l’obiettivo di ridurre l’ingombro e la plastica monouso utilizzata nel packaging e di ridurre al minimo il trasporto inutile dell’acqua.
1. Trasparenza, non slogan
Evita i brand che usano solo parole generiche come “naturale”, “green” o “eco-friendly” senza spiegare cosa vogliono dire. La sostenibilità non è solo una bella promessa: un’azienda che vuole essere credibile condivide numeri, dati e risultati concreti. Quindi, cerca informazioni chiare, etichette ben visibili, report pubblici o certificazioni verificabili, in questo modo puoi capire davvero cosa c’è dietro al prodotto. Se invece un brand non rende disponibili etichette, dati o documenti di supporto, allora è un segnale che merita attenzione e diffidenza.
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Certificazioni indipendenti
Le aziende che fanno sul serio si sottopongono a controlli fatti da enti esterni, cioè indipendenti, che verificano il rispetto di standard precisi. Diffida di certificazioni “auto-dichiarate” o poco conosciute. Tra le più affidabili, per esempio, B Corp, che valuta impatto sociale e ambientale, Plastic Negative Certified by rePurpose Global, che certifica la riduzione e compensazione della plastica. Queste garanzie, insieme alle certificazioni di prodotto, aiutano a capire se dietro il brand c’è un impegno reale.
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Impatto misurato e comparato
Un brand sostenibile non si limita a dire “noi siamo green”, ma misura concretamente l’impatto ambientale dei propri prodotti. Questo si fa con studi come Life Cycle Assessment (LCA), che analizzano molteplici dimensioni ambientali lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, o con analisi di Carbon Footprint, che si focalizzano sulle emissioni di CO2. Entrambe le metodologie aiutano a fare chiarezza e confronto con soluzioni tradizionali.
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Riduzione prima della compensazione
Compensare significa “bilanciare” l’impatto ambientale, per esempio finanziando la piantumazione di alberi o progetti di riciclo. Ma questo deve essere l’ultimo passo. Prima di tutto, un’azienda responsabile lavora per ridurre emissioni di gas serra, sprechi di risorse e plastica monouso direttamente nel processo produttivo e distributivo. Solo se non si può in alcun modo eliminare un impatto, allora lo si compensa in modo trasparente e certificato. E attenzione anche ai progetti di riforestazione: devono essere seri, verificati e gestiti da enti autorizzati, non semplici iniziative simboliche come “un albero per un euro”.
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Collaborazioni concrete e verificabili
La sostenibilità non è solo una questione di prodotti, ma di scelte e alleanze. Guarda con chi collabora il brand: coinvolge progetti sociali che aiutano le comunità? Collabora con realtà che tutelano l’ambiente? E soprattutto, queste collaborazioni sono trasparenti e dimostrabili? Se sì, è un buon segno che l’azienda ha un impegno reale e coerente.
“Dimostrare l’impatto reale è l’unico modo per costruire fiducia e distinguersi in un mercato pieno di parole vuote. Per questo in R5 Living non ci limitiamo a dichiarazioni di intenti: misuriamo, rendicontiamo e ci sottoponiamo a verifiche indipendenti. Dalla certificazione Plastic Negative by rePurpose Global, alla B Corp, fino agli studi sull’impatto ambientale dei nostri prodotti, rendiamo la sostenibilità reale, concreta e credibile,” aggiunge Cristina Mollis, CEO e fondatrice di R5 Living.

L’esempio di R5 Living: certificazioni, numeri e azioni
R5 Living è nata con l’obiettivo di ridurre concretamente l’impatto ambientale legato ai gesti quotidiani, come pulire casa o prendersi cura di sé. È stata la prima azienda italiana Plastic Negative Certified by Repurpose Global: per ogni flacone immesso, ne finanzia la rimozione di almeno il doppio in plastica dall’ambiente.
L’azienda ha scelto fin dall’inizio di misurare l’impatto dei propri prodotti attraverso studi sia LCA che Carbon Footprint – utilizzati in base alla tipologia di prodotto – confrontando le sue soluzioni con i prodotti tradizionali e riducendo gli sprechi grazie a formule concentrate, solide o in refill, senza flaconi in plastica usa e getta. Presto verrà realizzato un nuovo studio LCA che includerà le formule aggiornate e i nuovi prodotti.
Dal 2022 al 2024 ha certificato i propri prodotti con ClimatePartner, completando i 5 step per l’azione climatica. Nel 2023 ha ottenuto la certificazione B Corp, opera come Società Benefit e devolve una parte del proprio del proprio fatturato a progetti di riforestazione sociale, con un obiettivo del 2% per il 2025.

Tutto su R5 Living
R5® Living (brand della startup innovativa The OKAPI® Network srl Società Benefit) è la realtà specializzata nella realizzazione di prodotti sostenibili per la pulizia della casa e della persona. Seguendo la missione di eliminare la plastica non necessaria nei propri prodotti, nella produzione e nella distribuzione. La filosofia di R5 Living è tutta “concentrata” nel logo, ovvero nelle 5R che raccontano tutta la missione e i valori della startup: 1) Riflettere sul modo in cui consumiamo le risorse a nostra disposizione; 2) Ricaricare/Riempire il flacone dal rubinetto di casa per eliminare il trasporto dell’acqua; 3) Riutilizzare i contenitori per evitare lo spreco di plastica; 4) Riciclare quel che scartiamo per ridurre l’impatto ambientale; 5) Rilassarci sapendo che abbiamo fatto la cosa giusta.
Fondata da Cristina Mollis, la startup è la prima azienda italiana Plastic Negative Certified by Repurpose Global. Dal 2023 è BTM Corp certificata.


