Impatto ambientale: meglio il croissant tradizionale o vegano?

Ambiente: meglio il croissant tradizionale o vegano? Ecco i numeri dell’impatto ambientale frutto di un recente studio, che evidenziano come una pasticceria che prepara croissant tradizionali produce ben 30 tonnellate di CO2 l’anno, mentre con una produzione vegana l’impatto si ridurrebbe del 57%.

La colazione al bar con “cappuccio” e brioche, o “croissant” o “cornetto”, è uno dei gesti più comuni della quotidianità italiana, ma dietro quel rito semplice c’è un impatto ambientale concreto.

Secondo un’analisi dell’Osservatorio VEGANOK, centro dedicato ai trend del mercato vegano e plant-based, la differenza tra un croissant tradizionale e uno formulato con ingredienti 100% vegetali è decisamente rilevante.

Un impatto ambientale molto maggiore nei prodotti da forno che è imputabile ai soli ingredienti, e non alla logistica o alla cottura in forno.

Le analisi comparate sulla filiera, dalla produzione delle materie prime fino alla realizzazione del prodotto, indicano infatti un dato ricorrente: oltre l’80–90% dell’impatto totale di un cornetto è legato agli ingredienti agricoli. In particolare, burro, latte e uova risultano le componenti più “pesanti” sul piano ambientale.

La differenza di impatto ambientale tra croissant tradizionale o vegano

Il confronto tra un croissant tradizionale classico e uno vegano 100% vegetale evidenzia una differenza strutturale nell’impatto climatico: un croissant tradizionale da 70–80 grammi genera mediamente circa 360 grammi di CO2 equivalente, mentre la versione vegana si attesta intorno ai 155 grammi di CO2 equivalente.

Oltre 200 g di CO2 equivalente risparmiati per singolo cornetto, pari a una riduzione fino al 57%.

Su scala quotidiana l’impatto diventa ancora più evidente, una pasticceria che produce 500 cornetti al giorno potrebbe arrivare a risparmiare oltre 100 kg di CO2 equivalente al giorno, cioè circa 30 tonnellate di CO2 all’anno.

La colazione vegana, un impatto significativo sull’ambiente

La pasticceria vegetale non promette zero impatto, ma qualcosa di più realistico: un impatto molto più efficiente, poiché rivisitare le ricette tradizionali con ingredienti vegetali significa ridurre in modo significativo emissioni, consumo di acqua e uso di suolo.

Per i consumatori, il messaggio è chiaro: sostituire il cornetto tradizionale con quello vegano per ridurre in modo significativo l’impatto della colazione, senza rinunciare al rituale del bar.

Per il settore bakery, i consumatori chiedono a bar, pasticcerie e produttori, più prodotti da forno vegani, che a livello imprenditoriale diventano anche una scelta strategica, oltre che etica, vista la crescente domanda di prodotti più sostenibili.

Serve un sigillo verificabile

Quando si parla di sostenibilità in ambito alimentare, la strada più immediata è intervenire sugli ingredienti: ridurre o eliminare burro, latte e uova può abbattere in modo significativo l’impatto climatico di un prodotto di largo consumo”, commenta Alessandro Tulli, Sales Manager di VEGANOK.

Ma perché questa scelta sia davvero riconoscibile dal pubblico, serve un sigillo verificabile. Oggi le persone chiedono trasparenza e prove, non slogan; ed è per questo che sempre più aziende scelgono una certificazione vegana internazionale, per dimostrare in modo trasparente la conformità e distinguersi dai claim generici”, conclude Tulli.

Foto apertura di Olga Petnyunene su Unsplash

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