Dopo due anni di lavoro sul campo, il progetto POMO.DO.RI. – guidato dal Consorzio Interregionale Ortofrutticoli (CIO) e sviluppato tra Cuneo e Ferrara – mostra segnali concreti di efficacia: miglioramento della struttura del suolo, minori consumi idrici senza cali di resa e progressiva riduzione dei fertilizzanti di sintesi. Un percorso quadriennale da circa 1 milione di euro, che unisce ricerca scientifica e filiera produttiva per rendere il pomodoro da industria più resiliente agli effetti del cambiamento climatico.
Progettato nel 2023 e avviato nel 2024, POMO.DO.RI. (acronimo di “Il POMOdoro di DOmani verso un’agricoltura Rigenerativa”) si rivolge a una vasta area produttiva della filiera del pomodoro da industria, che si estende dalla provincia di Cuneo fino a quella di Ferrara, una delle più importanti del Paese.
Il progetto nasce dall’esigenza condivisa di mettere a sistema ricerca scientifica, sperimentazione in campo e competenze della filiera, per rispondere a criticità sempre più evidenti legate alla produttività dei terreni agricoli e alla sostenibilità dei modelli produttivi.
Investimenti, partner e coordinamento scientifico
Il progetto si sviluppa su un arco temporale di quattro anni e prevede un investimento complessivo di circa 1 milione di euro, sostenuto al 50% con fondi europei (OCM Ortofrutta REG UE 2115/2021) e per il restante 50% direttamente dalla filiera.
Un impegno che ha visto il coinvolgimento di alcune tra le principali realtà del settore: le Organizzazioni di Produttori AINPO, Casalasco e POA, e il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili (Di.Pro.Ve.S.) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, con il coordinamento scientifico del prof. Vincenzo Tabaglio.
Quando la ricerca nasce dal campo
Con oltre 24 anni di esperienza nella sperimentazione applicata all’industria del pomodoro, CIO ha messo a disposizione del progetto competenze e relazioni maturate nel tempo, costruendo un percorso orientato a una criticità ormai strutturale: la progressiva perdita di produttività dei suoli agricoli.
Un fenomeno determinato da più concause – dall’intensificazione delle colture all’uso prolungato di input chimici, fino agli effetti sempre più marcati del cambiamento climatico – che oggi incide direttamente sulla sostenibilità economica delle aziende agricole e sull’equilibrio complessivo della filiera.
POMO.DO.RI. si propone di individuare soluzioni integrate, capaci di:
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migliorare e stabilizzare le rese agricole;
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ridurre i costi di produzione;
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diminuire il ricorso a input chimici di sintesi;
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aumentare la resilienza delle colture agli stress climatici.
Un approccio che punta alla rigenerazione dei suoli e all’efficienza dei processi produttivi come condizioni necessarie per affrontare le trasformazioni in atto.
Una sperimentazione ad ampio raggio: suolo, acqua, tecniche colturali
Il progetto prevede diverse linee di sperimentazione, sviluppate direttamente in campo e in condizioni produttive reali.
Le attività spaziano dall’adozione di tecniche di lavorazione del terreno a basso impatto, all’impiego di sistemi di irrigazione di precisione, dall’utilizzo di ammendanti organici e digestati fino alla valutazione di soluzioni innovative sul fronte varietale, che saranno oggetto del secondo biennio di ricerca.
L’estensione geografica dell’areale coinvolto, insieme alla partecipazione attiva degli agricoltori e delle Organizzazioni di Produttori, rende POMO.DO.RI. uno dei progetti di ricerca applicata più articolati oggi in corso in Italia sul pomodoro da industria.
Un impatto che riguarda tutta la filiera agroalimentare
Rafforzare la produttività e la sostenibilità delle aziende agricole significa tutelare l’intero comparto: dalla fase di coltivazione fino alla trasformazione industriale e al consumatore finale.
Il pomodoro rappresenta un ingrediente centrale della cucina italiana e della dieta mediterranea, oltre a essere un asset economico strategico per molti territori.
Garantire produzioni stabili, sicure e accessibili passa dal sostegno concreto ai coltivatori, dalla valorizzazione del loro lavoro e dalla costruzione di una filiera in grado di competere anche rispetto alle importazioni da Paesi con standard produttivi e ambientali meno controllati.
I primi risultati: suoli più vitali e irrigazione più efficiente
Al termine del secondo anno di attività, le analisi preliminari stanno restituendo indicazioni significative, confermando la coerenza dell’approccio adottato.
In particolare, le osservazioni condotte nei diversi casi studio hanno già evidenziato:
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segnali di miglioramento della struttura e della fertilità dei suoli agricoli, grazie a pratiche orientate alla rigenerazione della sostanza organica;
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una maggiore efficienza nell’utilizzo della risorsa idrica attraverso sistemi di irrigazione di precisione, con riduzioni dei volumi irrigui senza penalizzazioni delle rese produttive;
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un progressivo contenimento dell’impiego di fertilizzanti di sintesi, accompagnato dal mantenimento – e in alcuni contesti dal miglioramento – della produzione qualitativa.
Marco Dreni, Consorzio Interregionale Ortofrutticoli (CIO): «L’obiettivo finale del nostro progetto sperimentale non è quello di trovale la miglior soluzione, ma quello di creare un pool di buone pratiche che possano ridare vitalità ai nostri terreni e che quindi, se correttamente applicate, possano incrementare la sostenibilità dlla coltura del pomodoro da industria».
Prof. Vincenzo Tabaglio, Università Cattolica del Sacro Cuore: «Rigenerare la pomodoricoltura italiana significa affrontare le complessità delle sfide produttive considerando insieme suolo, clima, tecnica colturale e agroindustria secondo un approccio agroecologico: un obiettivo che può essere perseguito solo attraverso una ricerca sperimentale ampia, condivisa e di lungo periodo, capace di generale soluzioni concrete lungo la filiera».
Le attività proseguiranno nei prossimi due anni con l’obiettivo di consolidare i dati raccolti e tradurre le evidenze sperimentali in indicazioni operative replicabili su scala territoriale.
Chi è CIO
Il Consorzio Interregionale Ortofrutticoli (CIO) nasce nel 2000 come consorzio di secondo grado e viene riconosciuto nel 2003 come Associazione di Organizzazioni di Produttori (AOP).
Nel corso di oltre vent’anni di attività, CIO ha costruito un ruolo di riferimento nella filiera ortofrutticola italiana, affiancando le imprese agricole nei processi di innovazione, sperimentazione e qualificazione delle produzioni.
La ricerca applicata, sviluppata direttamente in campo e in stretta connessione con il mondo scientifico e industriale, rappresenta uno degli assi portanti dell’azione del Consorzio, con particolare attenzione al settore del pomodoro da industria.
(S.R.)
Foto apertura di Clay Banks su Unsplash


