Quando è la plastica a pulire il pianeta

E se fosse la plastica a pulire il pianeta? I nuovi dati globali confermano che la crisi dell’inquinamento è fuori controllo, ma forse la plastica non è il vero nemico da sconfiggere.

 

Attraverso i dati relativi al 2024 è stato confermato che la crisi dell’inquinamento plastico è fuori controllo.

Ma la situazione ambientale, climatica ed economica potrebbero migliorare se aumentasse il riciclo della plastica nel lungo termine (orizzonte 2050).

A confermarlo anche Marco Zanetti, CEO di Massetti Ecoplast S.r.l., che ha spiegato: “Il riciclo della plastica non è solo una responsabilità ambientale, ma un’opportunità industriale e sociale che andrebbe percorsa”.

L’inquinamento da plastica

Il 2024 si è chiuso con un bilancio allarmante per ciò che riguarda l’inquinamento da plastica. Proprio nelle ultime settimane, su moltissime testate autorevoli è stato segnalato che la produzione mondiale di plastica ha raggiunto quasi 400 milioni di tonnellate, con una crescita costante che, senza interventi drastici, potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2050. Secondo le ultime analisi dell’OCSE, solo il 9% della plastica prodotta viene effettivamente riciclato, mentre oltre il 90% finisce in discariche, inceneritori o direttamente nell’ambiente.

A livello globale, ogni minuto vengono gettati oltre un milione di bottiglie di plastica e oltre 11 milioni di tonnellate finiscono negli oceani ogni anno.

Organizzazioni internazionali come l’UNEP e l’OCSE concordano: senza un’azione politica e industriale globale, il peso dell’inquinamento plastico potrebbe triplicare entro il 2060, mettendo a rischio la salute degli ecosistemi e quella umana.

Le soluzioni esistono

  • investire nel riciclo avanzato e nelle alternative compostabili,
  • adottare normative più stringenti sull’uso della plastica monouso,
  • incentivare un design dei prodotti più sostenibile.

Oggi ben il 40% dei rifiuti plastici viene smaltito in discariche controllate. Il 22 – 25% viene incenerito, spesso producendo emissioni climalteranti. Il 32% circa rimane senza un diretto controllo, contribuendo alla crescente emergenza delle microplastiche, oggi rilevate perfino nel sangue umano, nella placenta e nelle catene alimentari marine. Ben il 94% della plastica prodotta nel 2024 è ancora a base fossile e solo il 7,2% dei rifiuti plastici globali ha avuto una seconda vita in ottica “circolare”. Le aree più colpite dal plastic leakage sono il Sud-est asiatico, l’Africa subsahariana e le coste mediterranee, ma nessun continente è immune. Negli ultimi trent’anni la produzione della plastica è quadruplicata, passando da 100 Mt (1990) a oltre 400 Mt (2022), come pubblicato su theguardian.com, e si prevede che la produzione aumenterà fino a 800 Mt entro il 2050.

Riciclo globale

Ma se venissero messe in atto operazioni importanti destinate alla riduzione dell’inquinamento ambientale da parte di tutti gli Stati, si potrebbe arrivare a raggiungere fino all’80% in meno di plastica nei fiumi e negli oceani entro il 2040. Se il riciclo globale superasse il 40% -oggi è sotto il 10%. (Fonte: UNEP – Global Plastics Outlook, 2023) Si potrebbero evitare fino a 480 milioni di tonnellate di plastica dispersa entro il 2060 (OCSE – Global Plastics Outlook: Policy Scenarios to 2060).

Aumentare il riciclo della plastica (meccanico e chimico) porterebbe a una riduzione fino a 1,5 giga-tonnellate di CO₂ equivalenti entro il 2050 (Fonte: Ellen MacArthur Foundation). Un sistema circolare con riciclo esteso potrebbe generare risparmi fino a 70 miliardi di dollari l’anno per i governi, riducendo i costi di gestione rifiuti e danni ambientali (Fonte: Breaking the Plastic Wave – The Pew Charitable Trusts & SYSTEMIQ). Il valore del mercato della plastica riciclata è stato stimato in crescita fino a 100 miliardi di dollari entro il 2040 e la transizione verso una filiera della plastica più circolare potrebbe creare fino a 700.000 nuovi posti di lavoro netti solo in Europa entro il 2030 (Fonte: European Environment Agency).

Trasformare il rifiuto in risorsa

Marco Zanetti, CEO di Massetti Ecoplast, ha dichiarato: “Proprio in questo scenario, è necessario saper guardare oltre, comprendere quali siano effettivamente le potenzialità dietro a quello che abbiamo sempre considerato un nemico: la plastica può davvero pulire il pianeta se gestita con intelligenza. Il riciclo non è solo una responsabilità ambientale, ma un’opportunità industriale e sociale che non deve essere sprecata. Noi di Ecoplast Nord siamo impegnati ogni giorno a trasformare rifiuti plastici in un prodotto funzionale e duraturo, capace addirittura di diventare strumento che combatte (anche) l’inquinamento acustico nelle città e negli spazi industriali”.

Il vero cambiamento avverrà solo con un uso intelligente della plastica già esistente, destinandola a soluzioni che impediscano nuove forme di inquinamento, non solo ambientale ma anche sonoro. Ecoplast Nord investe in ricerca e processi a bassa impronta di carbonio, sviluppando soluzioni che fanno da ponte tra economia circolare e benessere urbano. Ogni prodotto nasce da scarti plastici lavorati localmente e reinseriti nel ciclo produttivo in modo trasparente.

Lotta allo spreco

Vogliamo cambiare la narrazione” ha proseguito Zanetti, “la plastica non è il nemico, ma lo spreco sì. Riciclarla bene significa trasformarla in alleato della sostenibilità. Quando la plastica viene riutilizzata per abbattere il rumore o per costruire infrastrutture più durature, allora sì: sta davvero pulendo il pianeta”.

Ecolight di Ecoplast

Un granulato pronto all’uso con spiccate doti di isolamento acustico e termico.

Ecolight è un granulato sintetico calibrato pronto all’uso, dalle eccezionali doti di leggerezza e isolamento sia termico che acustico.

EcoLight, grazie alle sue caratteristiche, conferisce al sottofondo proprietà d’isolamento termico e acustico, offrendo allo stesso tempo un’eccellente leggerezza (circa la metà del peso delle tradizionali cariche). Ecolight è un’efficace soluzione per ridurre i rumori da calpestio nelle abitazioni e raggiungere cosi i parametri imposti dalla normativa.

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