AgriFoodTech nel Mezzogiorno: un ecosistema giovane e dinamico che guarda all’Europa

Puglia, Sicilia, Calabria e Campania ospitano il 44% delle imprese agricole italiane, ma solo il 6,2% introduce innovazioni. Un paradosso che un ecosistema di startup sta iniziando a colmare. PwC e StartupItalia hanno mappato 82 realtà innovative del Mezzogiorno in otto cluster — dal precision farming alla circular economy — in un report che fotografa un territorio in trasformazione, con le condizioni per diventare un laboratorio europeo dell’adattamento climatico.

 

Il Mezzogiorno agricolo: un patrimonio ancora poco innovativo

L’agroalimentare italiano vale oltre 88,9 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2025 e può rappresentare fino al 15% del PIL nazionale considerando la filiera estesa. Eppure solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali tra il 2019 e il 2024 — una percentuale che nel Sud scende al 6,2%.

Un paradosso tutto meridionale: Puglia, Sicilia, Calabria e Campania ospitano il 44% delle imprese agricole italiane, contribuiscono con 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto e vantano 327 denominazioni DOP/IGP (il 38% del totale nazionale). Eppure l’innovazione fatica a diffondersi su scala. Nel 2024 soltanto l’8% delle aziende risulta digitalmente maturo.

È questo lo scenario da cui parte il report realizzato da PwC e StartupItalia (parte di Pull the Rabbit): la prima mappatura completa dell’ecosistema AgriFoodTech del Mezzogiorno.

82 startup, otto cluster, un ecosistema in evoluzione

La ricerca ha identificato 82 startup e PMI innovative attive nelle otto regioni meridionali, distribuite in otto cluster che rappresentano le principali traiettorie di sviluppo del settore: Smart & Precision Agriculture, Water Tech & Smart Irrigation, Biodiversity & Bio-Innovation, FoodTech e trasformazione agroalimentare, Supply chain e tracciabilità, Circular economy e valorizzazione degli scarti, Agri-fintech e piattaforme di mercato, Climate adaptation e risk management.

Quattro i tratti distintivi di questo ecosistema. Quasi la metà delle realtà è stata fondata negli ultimi cinque anni. Sicilia, Puglia e Campania concentrano il 72% delle startup mappate. Il 77% integra più di una tecnologia abilitante. E si consolida il cluster Smart & Precision Agriculture, che rappresenta il 36% delle realtà, mentre emergono ambiti legati a economia circolare, biodiversità e adattamento climatico.

Un laboratorio europeo per le sfide climatiche

Dalle 14 interviste in profondità condotte con founder e CEO emerge una lettura qualitativa ricca. Le condizioni specifiche del territorio — stress idrico, pressione climatica, filiere mediterranee — non sono un ostacolo, ma un motore di innovazione.

Il Mezzogiorno si configura come un laboratorio anticipatore di soluzioni con potenziale di scalabilità europea. Bari e Cagliari vengono citate come hub emergenti, capaci di attrarre founder che rientrano al Sud dopo percorsi formativi o professionali all’estero.

La sostenibilità non è un elemento accessorio: è integrata strutturalmente nella proposta di valore delle startup, declinata in metriche concrete — carbon footprint, riduzione dei consumi idrici, valorizzazione dei sottoprodotti — sempre più rilevanti per i clienti industriali e distributivi.

“Le startup dell’Agritech stanno dimostrando che l’innovazione può nascere e crescere anche lontano dai tradizionali hub tecnologici. Quello che emerge è un ecosistema ancora in fase di definizione, ma con competenze, ambizione e capacità di sperimentare soluzioni sempre più evolute. Per liberarne il pieno potenziale sarà fondamentale rafforzare il dialogo tra startup, imprese, investitori e istituzioni” afferma Giampaolo Colletti, Direttore StartupItalia.

“L’ecosistema Agritech del Mezzogiorno è in transizione verso un’innovazione di sistema che integra dimensioni ambientali, climatiche e sociali. Per consolidare questa traiettoria, sono necessari interventi mirati che supportino lo scale-up delle realtà più mature, facilitino l’accesso al capitale privato e riducano il divario digitale del comparto agricolo” aggiunge Vincenzio Tanania, Partner Digital Innovation di PwC Italia.

Il report completo è disponibile su startupitalia.eu.

(P.P.)

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