In Italia lo spreco alimentare resta un problema strutturale. RECUP, associazione attiva nei mercati rionali, ha raggiunto il traguardo di un milione di chili di cibo recuperato e rilancia una proposta concreta: rendere il recupero delle eccedenze nei mercati una pratica riconosciuta e regolata dalla legge.
In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra ogni anno il 5 febbraio, i dati restituiscono una fotografia ancora allarmante.
In Italia finiscono nella spazzatura oltre 4 milioni di tonnellate di cibo perfettamente edibile ogni anno, con un impatto economico stimato in circa 13 miliardi di euro, oltre a rilevanti conseguenze ambientali e sociali.
Secondo un’analisi Coldiretti su dati Waste Watcher International, ogni cittadino italiano spreca in media oltre mezzo chilo di alimenti a settimana.
Un dato in lieve miglioramento rispetto al 2024, ma ancora lontano dall’obiettivo dei 370 grammi settimanali fissato per il 2030. Un paradosso, considerando che una persona su dieci nel nostro Paese non ha accesso a cibo sufficiente.
Mercati rionali: cibo scartato ma ancora buono
Una parte significativa dello spreco riguarda frutta, verdura e pane, non solo nelle abitazioni ma anche nei mercati rionali, dove ogni anno migliaia di tonnellate di prodotti freschi vengono scartate perché non più conformi agli standard estetici di vendita, pur restando perfettamente commestibili.
È proprio in questo contesto che si inserisce l’azione di RECUP, associazione nata nel 2016 per contrastare lo spreco alimentare nei mercati rionali e ortofrutticoli.
RECUP: dal recupero quotidiano a un milione di chili salvati
Ogni giorno RECUP recupera il cibo invenduto dai banchi dei mercati e lo redistribuisce gratuitamente a cittadine, cittadini e realtà del terzo settore.
Dalla sua fondazione, l’associazione ha raggiunto un traguardo simbolico e concreto: un “gigagrammo” di cibo salvato, pari a un milione di chili.
Un risultato che dimostra come il recupero delle eccedenze non sia solo possibile, ma efficace. E che oggi spinge RECUP a guardare oltre, puntando a un cambiamento strutturale.
La proposta: rendere il recupero una pratica riconosciuta per legge
RECUP chiede che il recupero del cibo nei mercati rionali diventi una pratica stabile, diffusa e riconosciuta a livello legislativo.
Per questo l’associazione ha rilanciato una petizione nazionale, con l’obiettivo di raccogliere 5.000 firme e portare il tema all’attenzione delle istituzioni.
La proposta prevede:
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l’istituzione di aree dedicate al recupero e alla redistribuzione del cibo nei mercati rionali;
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l’assegnazione di queste aree alle organizzazioni del terzo settore;
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sgravi fiscali per i commercianti che conferiscono le eccedenze;
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una campagna nazionale di sensibilizzazione sullo spreco alimentare;
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la nomina di un rappresentante di RECUP nel Tavolo di coordinamento nazionale per la prevenzione e il contrasto agli sprechi.
Una risposta a un problema strutturale
«I dati sugli sprechi dimostrano che non siamo di fronte a un’emergenza occasionale, ma a un problema strutturale», dichiara Eleonora D’Elia, portavoce di RECUP.
«Il cibo nei mercati non deve diventare rifiuto per mancanza di regole: va recuperato, condiviso e protetto da una legge».
Chi è RECUP
RECUP nasce nel 2016 dall’iniziativa di tre ragazze, colpite dallo spreco quotidiano di cibo e dalla presenza di persone costrette a rovistare tra i rifiuti al mercato di Papiniano, a Milano.
Da quel momento, l’azione di recupero diventa sistematica e aperta a tutta la cittadinanza, senza distinzioni.
Oggi RECUP conta oltre 300 volontari e volontarie attivi tra Milano e Roma, opera in più di 20 mercati, è presente anche al Mercato Ortofrutticolo di Milano e collabora con oltre 55 associazioni solidali.
Accanto al recupero, promuove laboratori, eventi e attività di sensibilizzazione su spreco alimentare, crisi climatica, cittadinanza attiva e rispetto dell’ambiente.
(S.R.)


